Amicizia e Psicoterapia: una divergenza di obiettivi

Qualche settimana fa, un’amica mi chiede se posso prenderla in terapia, avrebbe bisogno di parlare con qualcuno e lo chiede a me proprio perchè mi conosce. Io le rispondo che non posso, perchè nel mio lavoro non si possono prendere in terapia amici nè parenti. Lei ne rimane sorpresa e non ne comprende il motivo. In effetti, in pochi sanno che gli psicologi non possono avere tra i loro pazienti amici e parenti, e per molti questo non è comprensibile, anzi pensano che proprio la relazione di conoscenza possa aiutare nel “confidarsi” col terapeuta, possa facilitare il rapporto di esplorazione della propria intimità perchè ci si sente “più al sicuro con una persona che conosciamo e cui vogliamo bene”.

In realtà, i rapporti di amicizia e affettivi complicano la terapia, la rendono impossibile, per due motivi Continue reading “Amicizia e Psicoterapia: una divergenza di obiettivi”

Blue Whale: che fare? Indicazioni per i genitori

Gli adolescenti hanno un rapporto simbiotico con la rete, la usano, si fanno usare, per scopi e bisogni che travalicano i confini del web. La rete diventa un mezzo per rinforzare la loro identità. Si tratta di un uso erroneo che ci segnala che quel ragazzo ha delle fragilità che vanno gestite, e lui ha imparato a farlo usando il web, le chat, il blue whale, il cutting, i gruppi proana, ecc. Si è adoperato come ha potuto, da solo. Non ha coinvolto i genitori, gli adulti. In questi casi problematici non possiamo aspettarci che sia il ragazzo a venire da noi per parlarci dei suoi problemi, delle sue insicurezze. In quanto adulti, dobbiamo essere noi capaci di cogliere certi segnali di rischio e intervenire. L’intervento principale è sicuramente la comunicazione, la relazione, il contatto con i nostri figli. Continue reading “Blue Whale: che fare? Indicazioni per i genitori”

Attacco di panico: la mente che cade in trappola

Il panico è un fulmine a ciel sereno, una reazione estrema di paura, in cui il battito cardiaco, il ritmo respiratorio, la sudorazione arrivano alle stelle, questa escalation porta alla sensazione di perdita totale di controllo e alla paura di morire. Si tratta di un disturbo che mina nel profondo il senso di sicurezza della persona, che si trova in uno stato costante di allarme per la paura di morire o di impazzire. Il panico è strettamente associato alle sue manifestazioni fisiche che attivano pensieri e convinzioni minacciose scatenando altre reazioni di allarme, generando un circolo vizioso in cui le alterazioni del corpo alimentano i pensieri che a loro volta intensificano le sensazioni corporee del panico. Porta al black out della mente e del corpo, si crea un corto circuito che manda in tilt l’equilibrio psicofisico della persona che ne soffre.

 

COSA SCATENA L’ATTACCO DI PANICO

La reazione di panico viene attivata quando i nostri sensi (vista, udito, olfatto) o i nostri pensieri e la nostra immaginazione colgono un segnale di pericolo. A questo punto, il cervello attiva una serie di modificazioni che ci mettono in uno stato di allerta, arrivano le sensazioni fisiologiche della paura: sudorazione, tachicardia, aumento della pressione sanguigna, scariche di adrenalina. Tutto questo si attiva prima ancora che la nostra mente abbia la percezione consapevole del segnale di pericolo, tutto avviene in automatico, in modo inconsapevole: prima di sapere perchè abbiamo paura, noi proviamo la paura. Questo tipo di funzionamento, in cui la sensazione della paura anticipa la consapevolezza della stessa, è assolutamente evolutivo perchè serve a proteggerci e a rispondere immediatamente ai segnali di pericolo. E’ un meccanismo naturale importante per salvare la nostra vita nelle situazioni di pericolo. Continue reading “Attacco di panico: la mente che cade in trappola”

…e se ricominciassimo dai desideri?

 

Qualche giorno fa ho partecipato all’inaugurazione della sede Jonas di Verona, un’associazione fondata da Massimo Recalcati, psicoanalista e filosofo. Durante questo evento, si è parlato delle nuove patologie del mondo attuale, come le anoressie bulimie dipendenze attacchi di panico. L’aspetto che ho trovato interessante è che, Recalcati, mette all’origine di queste sofferenze l’incapacità di desiderare. Viviamo in un tempo estremamente consumistico, dove il consumo non è in risposta a un bisogno o a un desiderio ma è semplicemente consumo che in definitiva consuma le persone.

Il lavoro della terapia, che si oppone al culto del consumare a tutti i costi, della prestazione efficiente, diventa un momento e uno spazio per riportare la persona a riprendere contatto con i propri desideri e con le proprie mancanze. Continue reading “…e se ricominciassimo dai desideri?”

Disturbi alimentari: quando è il corpo che parla.

La ricerca del corpo magro dell’anoressica e la passione per il cibo della bulimica

Parliamo di disturbi alimentari, ovvero quelle malattie in cui la capacità di nutrirsi diventa disordinata e ossessiva perché specchio di una sofferenza intima, profonda e antica, nel senso che ha radici nell’infanzia di queste persone, e nel modo in cui hanno deciso di costruire la propria individualità. Si tratta di una sofferenza muta, non ci sono parole per esprimerla perché troppo forte e dolorosa, e allora è il corpo che parla, che la esprime, che la urla.

Si tratta di disturbi molto diffusi, si stima che in Italia circa 2 milioni di giovani ne sarebbero interessati, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le patologie di tipo anoressico e bulimico rappresentano, tra gli adolescenti, la seconda causa di morte dopo gli incidenti di strada. Molto si scrive su questi disturbi e molto viene fatto, eppure queste patologie rappresentano ancora una sfida aperta per la terapia. Continue reading “Disturbi alimentari: quando è il corpo che parla.”

I sogni son desideri…

I sogni son desideri.. così recitava una vecchia canzone, che ci svela il vero significato dei nostri sogni.

I sogni da sempre affascinano l’uomo, la tradizione folkloristica assegna ai sogni un valore divinatorio, il sogno ha un senso, e questo senso ha un legame con il futuro e può essere rivelato attraverso un lavoro di interpretazione. Freud riprende questa tradizione popolare, e la arricchisce, elaborando un metodo di interpretazione del sogno che ci porta non tanto a contenuti del futuro, il sogno non predice il futuro ma piuttosto che ci svela che cosa noi vorremmo che accadesse nel futuro.

Il sogno ci svela il significato più intimo e personale dei nostri desideri. Questi desideri molto spesso sono inconsapevoli, ecco perché il sogno appare il più delle volte oscuro, confuso, complesso perché devono celare significati e fantasie nascoste e spesso poco accettate da noi stessi, che se venissero espresse nel sogno così come sono probabilmente scatenerebbero reazioni talmente forti da indurci a interrompere il sogno, e quindi il sonno. Continue reading “I sogni son desideri…”

Noi e la dieta: è guerra?

Ci sono situazioni in cui è difficile raggiungere l’obiettivo di una sana alimentazione, e non mi riferisco solo a coloro che si mettono a dieta per perdere chili di troppo, ma anche a quelle persone che per motivi di salute importanti, come il diabete, l’obesità, la celiachia, devono attenersi a delle diete che non riescono a rispettare, non si riesce a seguire il regime alimentare prescritto.

Seguire una dieta è molto  difficile, ci si sente limitati, diversi dagli altri (che nella nostra fantasia possono mangiare liberamente quello che vogliono e quanto ne vogliono), si prova un profondo senso di frustrazione e fallimento quando non si raggiungono gli obiettivi di dimagrimento, il senso di colpa per avere ceduto a delle trasgressioni alimentari, il sentimento di estrema fragilità personale rispetto alla dimensione del cibo e del nutrimento, la sensazione di essere deprivati. A questo si aggiungono una serie di effetti psicologici che si possono manifestare quando ci si sottopone a un regime alimentare restrittivo: irritabilità, malumore, depressione, senso di colpa. Questi aspetti Continue reading “Noi e la dieta: è guerra?”

Impara a pensare per dimagrire!

 

CAMBIARE I PENSIERI PER CAMBIARE PESO

Noi donne lottiamo continuamente contro il nostro peso, aspiriamo a silhouette modellate e scolpite, corpi tonici per apparire seducenti. Tutto questo ci fa sentire forti e sicure di noi, perché sentirci bene nel nostro corpo ci fa sentire bene in generale con noi stesse e ci rende più sicure. Se questo appare come un processo positivo di crescita e miglioramento di sé, può però diventare una spirale di sofferenza e patimento: rischiamo di rincorrere questa perfezione del corpo senza riuscirci, e per questo di deprimerci e mettere in discussione tutto di noi stesse. Si instaura quel meccanismo per cui se non siamo magre, non siamo belle e quindi non piacciamo e siamo delle sfigate, delle fallite, delle persone noiose e brutte da cui tutti vogliono allontanarsi!

Rischiamo che questa ricerca della bellezza, che corrisponde alla ricerca della magrezza, diventi un’ossessione, non riusciamo a vedere altro di noi stesse se non questo. Se basiamo la nostra autostima sul peso del nostro corpo rischiamo di perdere ogni pensiero positivo su noi stesse. Se non raggiungiamo la nostra forma perfetta corriamo il pericolo di passare molto tempo a guardarci e criticarci allo specchio, di pensare a tutte le cose negative di noi stesse piuttosto che guardare alle cose meravigliose che abbiamo e che potremmo ottenere facilmente.

Vi dico questo perché vorrei mettervi in guardia dalle trappole che il desiderio di essere più magra  porta con sé, non voglio negare che a tutte fa piacere sentirsi bene nel proprio corpo, ma bisogna anche imparare ad accettare la propria fisicità, e a valorizzare quello che abbiamo indipendentemente dai canoni di bellezza che i media ci propinano. Mi rendo conto che la voce fuori dal coro, o il corpo fuori dal coro sia un obiettivo difficile da difendere, ma credo che al primo posto vada sempre messo il benessere della persona, anche se questo significa avere 5 kg in più sulla bilancia!

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Depressione, capirla e curarla

Depressione, quando la maliconia diventa una compagna di vita

Quando la depressione arriva avvolge tutto di una tonalità grigia, coinvolge pensieri, sentimenti, vissuti, comportamenti. E’ un groviglio sfuggente e mutevole di sofferenza. Tutto appare impossibile e senza speranza. La mente è affollata da pensieri tristi e dolorosi, che non lasciano spazio ad altro. Ci si ritrova a piangere da soli senza un motivo. Si rimpiange il passato e si ha una forte paura del futuro, che sembra non presagire niente di buono, si vive in un mondo buio, non c’è spazio per la gioia, per la speranza.

E’ una condizione molto pesante per chi la vive, e per chi sta accanto alla persona depressa, per il senso di immodificabilità e sconforto costanti, comporta un costo enorme per la società non solo in termini di sofferenza  emotiva ma anche per le numerose malattie fisiche che la possono accompagnare.

Negli ultimi anni la depressione si è diffusa enormemente, forse a causa dell’intensificarsi dell’individualismo e la perdita di relazioni sociali. In passato nessuno viveva da solo, oggi, invece, la percentuale di coloro che vivono da soli in casa è molto cresciuta e la solitudine e i problemi relazionali contribuiscono all’insorgere della depressione. Nella nostra cultura diminuisce sempre più il senso di appartenenza ad una comunità, ad un gruppo. Oggi le persone siedono sole davanti alla tv come ipnotizzate guardando la vita di qualcun altro, nell’innumerevole serie di reality che spopolano, su facebook, instagram. I rapporti con gli Continue reading “Depressione, capirla e curarla”

Tu chiamale emozioni…tra mente e cuore

Vorrei parlarvi di emozioni, di quanto sono importanti per comprendere la nostra vita interiore e la vita di relazione con gli altri, per questo è utile conoscerle e saperle utilizzare al meglio. Parlare oggi, nella nostra società di emozioni, di benessere emotivo e psicologico significa trattare un tema difficile, perchè questi temi sembrano, spesso, molto lontani… Depressione, stress, ansia sono in crescente aumento tra gli adulti e la situazione peggiora se consideriamo i giovani e gli adolescenti.

Le spiegazioni sono molte, alcune riconducibili all’evoluzione rapida della società, ai cambiamenti repentini a cui siamo sottoposti nella nostra vita, alla velocità di sviluppo delle nuove tecnologie che impongono un’altrettanto veloce capacità di adattamento. Queste spinte rapide si accompagnano a un sempre maggiore isolamento e solitudine sociale, a tentativi sbagliati di gestione delle emozioni negative e a confusione esistenziale. Oggi sembra che la gente sia confusa rispetto alle emozioni, che non sappia come gestirle, soprattutto mi riferisco alle emozioni negative, come se non sapesse inserirle coerentemente nella propria vita e utilizzarle al meglio per orientare il comportamento.

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