Tu chiamale emozioni…tra mente e cuore

Vorrei parlarvi di emozioni, di quanto sono importanti per comprendere la nostra vita interiore e la vita di relazione con gli altri, per questo è utile conoscerle e saperle utilizzare al meglio. Parlare oggi, nella nostra società di emozioni, di benessere emotivo e psicologico significa trattare un tema difficile, perchè questi temi sembrano, spesso, molto lontani… Depressione, stress, ansia sono in crescente aumento tra gli adulti e la situazione peggiora se consideriamo i giovani e gli adolescenti.

Le spiegazioni sono molte, alcune riconducibili all’evoluzione rapida della società, ai cambiamenti repentini a cui siamo sottoposti nella nostra vita, alla velocità di sviluppo delle nuove tecnologie che impongono un’altrettanto veloce capacità di adattamento. Queste spinte rapide si accompagnano a un sempre maggiore isolamento e solitudine sociale, a tentativi sbagliati di gestione delle emozioni negative e a confusione esistenziale. Oggi sembra che la gente sia confusa rispetto alle emozioni, che non sappia come gestirle, soprattutto mi riferisco alle emozioni negative, come se non sapesse inserirle coerentemente nella propria vita e utilizzarle al meglio per orientare il comportamento.

MA COSA SONO LE EMOZIONI?

Sono informazioni che fanno parte della nostra esperienza, derivano dalla percezione esterna, ovvero dalla nostra capacità di cogliere il mondo con gli organi di senso, oppure interna relativa alla capacità di sentire cosa accade dentro il nostro organismo e la nostra mente; ci sono emozioni  che regolano il nostro comportamento istintivo, e poi ci sono le emozioni complesse che ci forniscono informazioni sui nostri bisogni e desideri.

Ci sono differenze tra una persona e l’altra rispetto a come sentono le emozioni, questo dipende dal temperamento emotivo di ognuno. Tutti proviamo ad esempio le emozioni negative (dolore, rabbia, tristezza) ma ci sono persone estremamente sensibili a queste, nel senso che queste emozioni si attivano prima e in modo più intenso nel loro cervello e può essere più complicato per loro mettere fine ad un ciclo emotivo negativo, ovvero il sentimento negativo dura più a lungo.

Le emozioni hanno una funzione importante e adattiva per la nostra esistenza, le emozioni negative ci segnalano pericoli e minacce per la nostra vita, per i nostri bisogni e ci spingono all’evitamento, alla fuga; le emozioni positive (gioia, serenità, gratificazione) ci segnalano l’opportunità di soddisfare i nostri bisogni, di poter raggiungere i nostri obiettivi e quindi ci avviciniamo ad essi. Le emozioni ci guidano nell’azione, nel nostro comportamento.

Le nostre emozioni derivano dall’esperienza, le apprendiamo fin da piccoli. Una parte notevole di queste emozioni viene trattata dalla nostra mente in modo inconsapevole, inconscio; di queste solo una parte (quella più stimolante a livello percettivo) viene accolta dalla nostra coscienza, inserita in un vissuto narrativo in modo che possiamo comprenderla e utilizzarla. Esiste poi una ulteriore componente delle emozioni, quella sociale ovvero le emozioni che decidiamo di comunicare agli altri, all’esterno nel mondo interpersonale.

DOVE NASCE IL PROBLEMA CON LE EMOZIONI?

Possono sorgere dei conflitti tra le emozioni che proviamo e quelle che decidiamo di esprimere agli altri. Il problema nasce quando l’emozione che sentiamo viene ritenuta negativa dall’ambiente in cui viviamo, dal contesto sociale a cui apparteniamo. Con il risultato che la classifichiamo come un’emozione da evitare, da non mostrare, da sopprimere perchè socialmente non accettata. Ad esempio, se a lavoro ci sentiamo timorosi rispetto a un nuovo compito, a una nuova responsabilità questo può essere giudicato dai nostri colleghi e superiori come un atteggiamento negativo, potrebbero considerarci come insicuri, deboli, poco capaci. Queste conseguenze negative ci dicono che non è conveniente esprimere il nostro timore. Lo stesso vale per altre emozioni negative come la tristezza, la rabbia, il dolore. Non sono emozioni socialmente accettate.

Viviamo in una società in cui non si possono mostrare le emozioni negative, non si può parlare si sentimenti negativi perchè potrebbero far star male gli altri e perché verremmo considerati come persone negative, da cui è meglio stare lontani. L’imperativo del nostro tempo è Essere Felici!

Oggi rispetto a un tempo passato siamo più consapevoli degli effetti emotivi delle emozio sulla mente, sulle relazioni; sappiamo che esporre un bambino a continue critiche negative lo potrebbe portare a sviluppare problematiche legate a scarsa autostima, scarso riconoscimento del proprio valore e delle proprie capacità. Da questo si è passati a valorizzare le emozioni positive nell’accudimento dei figli, a casa e a scuola per garantire uno sviluppo sano e armonico. La conseguenza di questo atteggiamento ha però portato a evitare, bloccare qualsiasi critica negativa, e qualsiasi manifestazione negativa delle emozioni.

In questo modo siamo tentati di non prendere contatto con le nostre emozioni negative, quando le proviamo le ricacciamo subito via, le nascondiamo da qualche parte dentro di noi, le teniamo lontane dalla nostra coscienza per non entrare in conflitto con i dictat della società.

Se le emozioni vengono tappate nella loro funzione di guidare e comunicare le nostre intenzioni, e quindi non possono svolgere il loro compito, ci sono buone ragioni per credere che continuino ad esistere al di fuori della nostra consapevolezza, continuano a vivere nel nostro mondo interno inconscio.

Se una persona blocca le proprie emozioni negative tutto il tempo, avrà bisogno di una quantità sempre maggiore di energia mentale per tenerle bloccate nel magazzino inconscio, per non farle affiorare alla coscienza. Energia mentale che potrebbe essere utilizzata per altri scopi, ad esempio per soddisfare desideri, ambizioni…

Il meccanismo non si ferma qui, infatti la nostra coscienza crea una sorta di dialogo interno critico per tenere lontane queste emozioni “Smetti di sentirti così, è sbagliato” “Smetti di essere così timoroso, sei uno stupido” “Smetti di essere triste, sembri un depresso”. Questo lavoro di autocritica non solo inibisce l’emozione originaria negativa, da cui ci si vuole allontanare, ma crea un dialogo interno persecutorio, giudicante , frustrante che ci fa sentire feriti, e siamo noi stessi che ci feriamo, che ci facciamo del male. Ci attacchiamo, ci svalutiamo dall’interno. Questo crea notevoli problemi rispetto alla stima di sè e apre alla possibilità di sviluppare patologie affettive come la depressione. E’ qui che la cattiva gestione delle emozioni negative crea problemi a livello di sofferenza individuale.

Quando le persone, che attivano questo meccanismo di soppressione delle emozioni, sviluppano sentimenti negativi dentro di sé, riferiti alla propria persona, questo si ripercuote anche nella relazione con gli altri.

Inoltre, queste emozioni negative inibite, formano una sorta di ingorgo emotivo interno che aumenta sempre più, e che rischia di divenire ingestibile, incontenibile causando scatti improvvisi e reazioni emotive esagerate. Questo accade, ad esempio, a quelle persone che hanno scatti di rabbia incontrollabili, attacchi d’ansia ingiustificati, crolli depressivi improvvisi. L’accumulo emotivo influenza il nostro umore, sovraccarica il nostro corpo irrigidendo muscoli, articolazioni aprendo la via a tutta una serie di somatizzazioni, crea un collasso che genera confusione nella nostra mente impedendoci di pensare e di agire in modo ragionato.

Quando scattano queste reazioni, significa che siamo pieni fino all’orlo, che l’emozione è diventata ingestibile, in seguito a questa esperienza si rinforza l’idea che le emozioni portano a conseguenze negative, per sé e per gli altri, per cui si è spinti a chiudere le emozioni ancora di più, generando un circolo vizioso disfunzionale e non adattativo.

Oggi assistiamo ad un aumento dei problemi emotivi, paradossalmente, perché la società è più sensibile a questi temi. Il motivo è che non viene fatta una buona educazione sulle emozioni, e nemmeno viene spiegato perché è importante essere consapevoli delle proprie emozioni. La regolazione emotiva, la conoscenza delle emozioni, come gestirle diventano saperi fondamentali per evitare tutte quelle conseguenze negative che intervengono quando evitiamo il contatto emotivo e ci carichiamo di pressioni e sentimenti negativi che potrebbero portarci a esplodere o ad ammalarci.

CHE FARE?

 Quello che dovremmo fare è accettare che le emozioni sono informazioni e dovremmo insegnare alle persone a usarle per risolvere i problemi, per raggiungere degli obiettivi e non pensare alle emozioni come un problema che deve essere evitato. Per fare questo dobbiamo promuovere la crescita di ognuno, accrescere la consapevolezza sulle proprie emozioni e sui sentimenti degli altri, ci dicono molto sui nostri desideri e bisogni e su quelli degli altri.

Accettare le emozioni nel nostro mondo consapevole significa renderlo più complesso, e questo può generare momenti di crisi e difficoltà, soprattutto perché dobbiamo riuscire a coordinare il nostro mondo interno con quello esterno in cui viviamo.

Dobbiamo imparare a regolare l’aspetto emotivo per orientare meglio la nostra azione nel mondo ma anche per sentirci maggiormente coerenti con noi stessi, con il nostro essere più profondo. Conciliare i nostri stati dell’essere con le richieste della società può non essere semplice, soprattutto oggi che siamo disabituati a farlo, ma è un passo necessario per riprendere contatto con il nostro vero sé, con i nostri desideri e bisogni più profondi, per ritornare ad avere un’esistenza soddisfacente e gratificante.

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