Amicizia e Psicoterapia: una divergenza di obiettivi

Qualche settimana fa, un’amica mi chiede se posso prenderla in terapia, avrebbe bisogno di parlare con qualcuno e lo chiede a me proprio perchè mi conosce. Io le rispondo che non posso, perchè nel mio lavoro non si possono prendere in terapia amici nè parenti. Lei ne rimane sorpresa e non ne comprende il motivo. In effetti, in pochi sanno che gli psicologi non possono avere tra i loro pazienti amici e parenti, e per molti questo non è comprensibile, anzi pensano che proprio la relazione di conoscenza possa aiutare nel “confidarsi” col terapeuta, possa facilitare il rapporto di esplorazione della propria intimità perchè ci si sente “più al sicuro con una persona che conosciamo e cui vogliamo bene”.

In realtà, i rapporti di amicizia e affettivi complicano la terapia, la rendono impossibile, per due motivi che lo stesso Freud ci spiega “una conoscenza già in atto tra il medico e l’analizzando hanno particolari conseguenze sfavorevoli alle quali bisogna esser preparati”(Freud Opere vol 7). Tali conseguenze si riferiscono al fatto che tra paziente e terapeuta che si conoscono, si è già creata una relazione transferale già definita, invece, in una terapia in cui paziente e terapeuta sono sconosciuti, tale relazione si sviluppa lentamente in modo che il terapeuta possa coglierla in tutto il suo divenire e analizzarla. La relazione transferale, che può essere spiegata come uno schema di relazione che si ripete perchè è antico e inconscio e che si basa su bisogni affettivi non soddisfatti, che condiziona le relazioni attuali, a volte in senso negativo. Tale elemento, il transfert, è l’aspetto fondamentale nella terapia: analizzare il transfert, rendere la persona consapevole del suo modo di rapportarsi all’altro lo rende libero di scegliere le sue relazioni, consapevoli dei bisogni che intende soddisfare.

Quindi, se prendo in terapia un amico non sarò abbastanza neutrale per analizzare il transfert, perchè questo è già attivo nella relazione d’amicizia. Freud ribadiva che il transfert è sempre presente, in tutte le relazioni ma solo in terapia possiamo divenirne consapevoli. Per ottenere questo scopo è fondamentale che il campo sia neutro che paziente e terapeuta non si conoscano affatto.

 

C’è un altro motivo per Freud ci sconsiglia di prendere amici in terapia “Particolari difficoltà insorgono quando tra il medico e il paziente che inizia l’analisi o tra le famiglie di costoro si sono stabiliti rapporti di amicizia o relazioni sociali. Lo psicoanalista al quale si richiede di prendere in trattamento la moglie o il figlio di un amico, può prepararsi a che l’impresa, qualunque sia il suo esito, gli costi l’amicizia. Egli dev’esser disposto a fare questo sacrificio, se non è in grado di fornire un sostituto degno di fiducia” (Freud Opere vol 7). La terapia fa emergere, inevitabilmente conflitti, parti di noi stessi che non ci piacciono e che non vogliamo comunicare a nessuno, abbiamo paura del giudizio.

Accade spesso che come terapeuta io debba dire al mio paziente cose poco piacevoli, elementi critici della sua personalità che non sempre vengono ben accettati. Queste difficoltà possono mettere a rischio l’amicizia. E’ anche per proteggere i rapporti amicali che Freud inserisce questa regola fondamentale, non possiamo essere i terapeuti dei nostri amici, il nostro rapporto di amicizia rischierebbe di frantumarsi.

Per lo stesso motivo non possiamo diventare amici dei nostri pazienti, anche se la terapia è conclusa, non possiamo trasformare il rapporto in amicizia, e se il nostro paziente un domani avesse bisogno del nostro aiuto come terapeuti? Non potrebbe più fare affidamento sul suo terapeuta.

A tutto questo aggiungo quanto stabilito dal nostro codice deontologico che prescrive

Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione.
Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale.

Sempre a tutela del paziente.

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